Chiara Caselli: Come allo specchio, la Mostra personale per Roma fotografia 2020 EROS

Chiara Caselli è fotografa, attrice e regista.

Ha iniziato a fotografare all’età di 14 anni quando il padre le regalò una Olympus  OM1. Espone dal 2008. Nel 2011 è al Padiglione Italia della Biennale di Venezia e al Festival Internazionale di Fotografia di Roma.

Maggio 2014 la sua prima personale a Tokyio; nel 2018 partecipa alla Moscow Photo Biennale, unica fotografa donna accanto a Mimmo Jodice e Berengo Gardin.Chiara Caselli

Debutta come regista nel 2000 con il cortometraggio Per Sempre, presentato in concorso al Festival di Venezia e vincitore del Nastro d’Argento. Nel 2016 il suo corto Molly Bloom, dall’Ulisse di James Joyce è presentato al Festival di Venezia; vince il Premio Speciale Nastri d’Argento nel 2017.

La sua carriera d’attrice cinematografica inizia a 19 anni e presto diventa una delle attrici più versatili e internazionali della sua generazione. Ha recitato, tra gli altri, per Michelangelo Antonioni, Liliana Cavani, Marco Tullio Giordana, Gus Van Sant, Dario Argento. Il suo ultimo film è Il Signor Diavolo di Pupi Avati con il quale sta per tornare a lavorare in Lei mi parla ancora.

Ma  è anche regista e fotografa con partecipazioni alla Biennale di Venezia e all’ultima edizione della Photo Biennale di Mosca, unica fotografa donna accanto a Mimmo Jodice e Gianni Berengo Gardin.

E’ Chiara Caselli, l’artista scelta per la seconda tappa del ciclo di tre mostre tutte al femminile ospitate da Palazzo Merulana.

 

Come allo specchio, a cura di Giovanni Pelloso, già nel titolo dichiara l’orizzonte visivo dell’autrice che ha declinato il tema di Eros in una narrazione per immagini di un’estate passata, in cui lo specchio è insieme materia e metafora della nostalgia e del desiderio.

Nostalgia – dal greco nóstos, ritorno, e algia, dolore, di quanto invano si vorrebbe non fosse stato – e Desiderio come sentimento della mancanza; sono il nutrimento di questo suo racconto per immagini scandito dal nome dei mesi, in cui il tempo non è però da intendersi come regolare successione di eventi, ma come tempo interiore, estensione dell’anima, presente del passato, dilatato ed eterno.

Visioni che s’imprimono sul corpo del vissuto fino a costituirne, in un gioco multiforme di segni e di rimandi, in uno scambio prezioso di forze, un universo denso di significato. In un percorso espositivo scandito dal passaggio dei mesi, l’opera artistica si scopre in tutta la sua sublime potenza.

C’è in lei, nell’autrice, una qualità rara: individuare uno spazio umbratile, presupposto necessario per avviare un dialogo che è ascolto e distanza, apertura e silenzio. Giovanni Pelloso, testo critico.

Il non collocarsi in uno spazio e in un tempo definito è d’altronde connaturato a tutto il lavoro di Chiara Caselli come fotografa.

La sua è una fotografia insieme evocativa ed essenziale nel suo essere priva di aneddoti.

Una fotografia silenziosa e fortemente espressiva coniugata ad un rigoroso controllo di tutto il processo creativo, dalla composizione formale delle immagini alla stampa che segue personalmente, sino al disegno dell’allestimento site conditioned.

Un controllo non fine a sè stesso, ma che è parte essenziale della sua necessità di sviluppare appieno tutte le potenzialità del racconto; sia attraverso la scelta dei materiali – dalle miniature su velina giapponese di fibra di gelso alle stampe di grande formato che accolgono le albe – sia nell’utilizzare l’ampiezza della sala espositiva per creare un abbraccio di luce ad accogliere un racconto che resta intimo e segreto.

In un filo rosso che la lega a Tina Modotti, leggendaria fotografa, diva del cinema muto e attivista, Chiara Caselli interpreta il tema del desiderio con uno sguardo che si distingue per originalità e profondità, in una contemporaneità intrisa di classicismo.

 

 

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